In Italia, la malattia di Parkinson colpisce circa 300mila persone, un numero in costante crescita a livello globale. Un disturbo che ha tra le manifestazioni più evidenti il tremore e la lentezza dei movimenti, ma anche sintomi meno palesi ma altrettanto invalidanti, come la rigidità muscolare. Quest’ultimo, in particolare, era finora meno indagato dalla ricerca rispetto agli altri disturbi motori; ma oggi un nuovo studio pubblicato sulla rivista Braina firma di un gruppo di ricercatori di Sapienza Università di Roma ha provato a colmare questa lacuna. Il lavoro, in particolare, raccoglie e sintetizza decenni di evidenze e offre una bussola aggiornata per comprendere, misurare e curare al meglio la rigidità muscolare.
Parkinson, ansia e depressione possibili segnali precoci fino a 10 anni prima
DI IRMA D'ARIA
Oltre il tremore: l’impatto di un sintomo trascurato
La rigidità si manifesta come una resistenza continua o “a scatti” quando si cerca di muovere passivamente il braccio, la gamba o il collo di un paziente. Nonostante il suo impatto devastante sulla qualità della vita (provoca dolore, limitazioni nei movimenti e alterazioni della postura) la rigidità è stata storicamente meno studiata rispetto ad altri sintomi cardine del Parkinson. Questo nuovo lavoro fa il punto della situazione, chiarendo le ambiguità nella definizione del problema e sottolineando l'assoluta urgenza di rimettere questo sintomo al centro dell'attenzione medica.






