La malattia di Parkinson è conosciuta soprattutto per i suoi sintomi motori: tremore, rigidità, lentezza nei movimenti.

Ma le ricerche degli ultimi anni indicano come la patologia possa iniziare molto prima che questi segni compaiano. Tra i segnali precoci più studiati ci sono i disturbi dell'umore: ansia e depressione possono precedere i sintomi motori anche di anni. Uno studio dell'Unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell'Irccs Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l'Unità di Ricerca e di Neurofisiologia clinica dello stesso istituto e con l'Università Lum di Casamassima, contribuisce ora a definire con maggiore precisione questa relazione, soprattutto dal punto di vista del tempo che intercorre tra i segnali precoci e la comparsa clinica della malattia.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Neurology, è stata condotta nell'ambito del progetto Moli-sani. Delle oltre 24.000 persone partecipanti al progetto, seguite per una mediana di quindici anni, al momento del reclutamento nello studio 1.760 avevano una diagnosi di ansia o depressione con relativo trattamento farmacologico. Analizzando negli anni successivi i dati sul loro stato di salute, e confrontandoli con quelli di altri partecipanti che non presentavano quei disturbi, i ricercatori hanno potuto osservare che le persone con ansia o depressione iniziale presentavano un rischio doppio di sviluppare il Parkinson. L'elemento più rilevante, però, ha riguardato il ruolo del tempo intercorso tra la diagnosi di ansia o depressione e la manifestazione clinica del Parkinson: l'associazione tra i disturbi psichiatrici e il successivo sviluppo della malattia è risultata evidente solo quando i due eventi si verificavano a distanza di meno di dieci anni l'uno dall'altro. Oltre questa soglia temporale, il legame scompare.