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Ultimo aggiornamento: 17:02
“Penso che a un certo punto boicotteremo. Credo che sia l’unico modo per lottare per i nostri diritti. Senza di noi non c’è spettacolo”. Così la tennista bielorussa Aryna Sabalenka, numero uno al mondo, ha risposto alla questione riguardante la distribuzione dei ricavi dei tornei dello Slam, oggetto di discussione nella lettera che l’élite del tennis ha inviato ieri per lamentarsi della questione. Il caso è tornato d’attualità dopo l’annuncio dei premi per l’edizione 2026 del torneo parigino: un aumento del 9,5% rispetto all’anno precedente considerato però troppo limitato rispetto alla crescita globale dei ricavi del torneo, stimata intorno al 14% annuo.
“Vediamo fin dove possiamo arrivare e se ci vorrà un boicottaggio da parte delle giocatrici. Ma penso che a un certo punto si arriverà a questo”, ha spiegato Aryna Sabalenka senza giri di parole. Il nodo centrale resta la quota dei ricavi destinata agli atleti, ritenuta troppo bassa. Nei tornei dei circuiti ATP e WTA, circa il 22% degli introiti viene redistribuito ai giocatori, mentre negli Slam la percentuale si attesta tra il 13% e il 15%, una differenza che molti considerano ormai difficile da giustificare. Non si tratta di una protesta “nuova”: già nel 2025 i principali tennisti avevano avviato un dialogo con gli organizzatori dei quattro Major, chiedendo non solo un aumento dei compensi ma anche maggiori tutele sul piano del welfare, tra cui pensioni, assicurazioni contro gli infortuni e congedi di maternità.










