Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 16:41
Non ci fu sequestro di persona e fu impedita un’altra rotta. Sono state depositate le motivazione della sentenza con cui il 17 dicembre scorso hanno reso definitiva l’assoluzione per il vicepremier Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per la vicenda Open Arms. “La condotta contestata a Matteo Salvini, ossia l’avere, nella qualità di ministro dell’Interno ed abusando dei propri poteri, privato indebitamente della libertà personale 147 migranti, omettendo senza giustificato motivo di esitare positivamente le richieste di Pos (place of safety) inoltrate al suo Ufficio di gabinetto, così provocandone l’illegittima privazione della libertà personale, costringendoli a rimanere a bordo della nave Open Arms, non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona” scrivono i giudici della Suprema corte.
Il leader leghista, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio. Salvini il 20 dicembre del 2024 era stato assolto dal Tribunale di Palermo “perché il fatto non sussiste”. Le accuse erano state mosse per non aver consentito, nell’agosto del 2019, lo sbarco della ong spagnola rimasta in mare per 19 giorni con a bordo 147 migranti. La procura di Palermo aveva impugnato il provvedimento direttamente davanti alla Suprema Corte.










