VENEZIA - Un termine che mescola latino e inglese, "Collecto", nuova avventura di Inti Ligabue che celebra - e offre alla fruizione del pubblico e della città di Venezia - oltre quattrocento opere e reperti. Da un meteorite di 4,5 miliardi di anni fa, vera e propria "scultura contemporanea", all'oggi. Un presente rappresentato, oltre che da artisti moderni e contemporanei (non mancano Nico Vascellari ed Emilio Vedova), rappresentato, in collaborazione con Galleria Continua, anche dalla residenza d'artista della trentaduenne veronese Marta Spagnoli.
Questa rappresentazione delle "radici comuni dell'umanità" di cui ha parlato Inti Ligabue, padrone di casa (nel vero senso del termine) di Palazzo Erizzo Ligabue, cui va aggiunta la dicitura Palazzo delle Arti e delle Culture, è da ieri ufficialmente esposta al pubblico: dall'ingresso a pochi passi da campo San Samuele, con curato giardino e affaccio sul Canal Grande, al piano superiore dove la famiglia Ligabue vive, si sale ad una collezione di arte e reperti di rara suggestione che - davvero - si può cronologicamente datare dalle origini del mondo ad oggi. Le ragioni della scelta le ha spiegate lo stesso Inti Ligabue. «Mi sento sempre in debito con Venezia, la città in cui vivo, in cui vivrò e che amo - ha esordito - quello che abbiamo intrapreso è un percorso, già di mio padre Giancarlo e ora mio, con la Fondazione Giancarlo Ligabue che compie dieci anni, che porta sempre a Venezia e che vogliamo condividere con curiosi, appassionati e studiosi. Un viaggio di oltre sessant'anni, di collezionismo e percorsi, tra fotografia, arte contemporanea, arte tribale e arte etnografica, diversi ma nei quali si riconoscono gli stessi archetipi». La datazione, non è tuttavia il principio cardine degli oltre quattrocento oggetti esposti tra le sale: «Tutta l'arte è sempre stata contemporanea - prosegue Ligabue - ma soprattutto riguarda le medesime pulsioni universali».







