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Ultimo aggiornamento: 8:02

Il caso del calciatore Manolo Portanova e la sua condanna in secondo grado per violenza sessuale ha riacceso in Italia il dibattito sul rapporto tra giustizia ordinaria e mondo dello sport, soprattutto sul tema della permanenza in campo di atleti coinvolti in procedimenti per reati gravi. Un confronto che tocca direttamente il nodo della “responsabilità sportiva” prima ancora della sentenza definitiva, e che divide tra chi invoca la presunzione di innocenza e chi chiede misure immediate di tutela dell’immagine e della sicurezza negli ambienti sportivi. In questo solco si inserisce la scelta della Repubblica di San Marino, che ha introdotto una normativa particolarmente severa sulla sospensione automatica degli atleti già dopo una condanna di primo grado per violenza di genere e abusi su minori come spiega al FattoQuotidiano.it il Segretario di Stato, Rossano Fabbri.

Segretario, la vostra legge introduce la sospensione già dopo una condanna di primo grado a una pena di almeno un anno per violenza di genere e abusi su minori: perché avete scelto di intervenire in modo così immediato?

Siamo intervenuti subito perché lo sport vive di simboli e di esempi che entrano quotidianamente nelle case e nelle teste dei ragazzi. Aspettare i tempi lunghi dei tre gradi di giudizio, in casi così sensibili, significherebbe accettare un’impunità sociale prolungata. Si tratta di un atto di igiene morale, se mi passa il termine: un condannato – anche in via non definitiva – che scende in campo manda il messaggio che il talento possa giustificare l’orrore. Per la Repubblica di San Marino era un provvedimento urgente e necessario, dettato anche dalle nostre peculiarità infrastrutturali: nei nostri centri, spesso, bambini, donne e adulti condividono gli stessi spazi di allenamento. È una misura di sicurezza preventiva che avevamo il dovere di garantire.