CORTINA - Lontano dai riflettori olimpici capaci di offrire una visibilità che poi per tre anni e 11 mesi, fino all’edizione successiva dei Giochi invernali, si può solo sognare, il curling sta vivendo una vera rifondazione. Idee, progetti, squadre: vale tutto in questo momento. Illazioni, ipotesi, voci più o meno incontrollate. Al centro, pesanti come le stone a cui i campioni sanno imprimere traiettorie geniali, alcune certezze. Per esempio la rifondazione delle due squadre che costituivano l’ossatura delle due nazionali. Il Team Retornaz nel settore maschile, il Team Constantini in quello femminile. Prendono il nome dai due skip, dai giocatori cui viene affidata l’ultima stone di ogni singola mano. Joel Retornaz è il “grande vecchio”, colui che già a Torino 2006 respirò l’aria di una fugace celebrità. Stefania Constantini ha saputo andare oltre, diventando l’immagine stessa del curling italiano, spopolando sui social.

Da qui in avanti, si cambia. Ed è soprattutto sulle prospettive dell’olimpionica ampezzana - vinse l’oro nel doppio misto a Pechino 2022 insieme al trentino Amos Mosaner - che si infiamma il dibattito. Sembra ormai destinata a lasciare la sua Cortina, perché sarà Pinerolo la base della sua attività, vicino a quella Angela Romei di cui, a un paio di settimane dall’inizio delle competizioni allo stadio olimpico già teatro delle Olimpiadi 1956, tanto si parlò per un’esclusione secondo alcuni comprensibile, per altri scandalosa. Il motivo? Il selezionatore, Marco Mariani da Cortina, già atleta (anche alle Olimpiadi), giramondo del curling (ha allenato anche la nazionale cinese), preferì la figlia Rebecca, promessa della disciplina del ghiaccio, alla piemontese Romei. E proprio Constantini non fece mistero della sua delusione, anche senza rilasciare dichiarazioni: emblematica la scelta di andare ad abbracciare proprio Angela, in tribuna come commentrice tecnica della Rai, al termine della finale (vinta) per il bronzo, subito dopo l’esultanza con Mosaner e quasi ignorando Mariani. I Mondiali di doppio misto conclusi sabato a Ginevra, in Svizzera, hanno di fatto archiviato questa stagione convulsa e ricchissima di emozioni. Constantini e Mosaner non ce l’hanno fatta a confermare il titolo iridato conquistato nel 2025 e a differenza delle Olimpiadi non sono riusciti a salire sul podio, perdendo prima la semifinale con l’Australia (ma solo all’extra end) e poi la finalina, dominata dal Canada. Ma quale sarà il futuro di questa coppia cui anche il presidente Mattarella attribuì onore e importanza, volendoli accanto a sé al villaggio di Fiames durante il pranzo con gli azzurri - nei memorabili giorni del primo oro di Federica Brignone? C’è chi è convinto che difficilmente giocheranno ancora insieme, che ognuno baderà alle rispettive nazionali, maschile e femminile, accantonando la specialità del doppio misto. Del resto andò così già dopo Pechino 2022, Stefy affrontò competizioni internazionali con Sebastiano Arman, altro gigante trentino. Ma a un annetto dalle Olimpiadi Milano Cortina, il duo venne ricostituito. Per la Federazione sport del ghiaccio (Fisg) era essenziale avere qualcuno da medaglia. E così è andata.