CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - Stefania Constantini e Amos Mosaner non ripetono la magia di Pechino 2022. Il loro sogno di giocare la seconda finale olimpica consecutiva, nel curling doppio misto, sfuma per un punto, nella semifinale vinta 9-8 dagli Stati Uniti. Il tifo da stadio, che ha riscaldato per due ore il ghiaccio dell’Olimpico di Cortina, non è bastato per farli scivolare verso la sfida decisiva, obiettivo dichiarato alla vigilia, per i campioni olimpici e mondiali in carica. Ieri mattina gli azzurri hanno sconfitto gli Stati Uniti 7-6, nell’ultima partita del girone di qualificazione, già certi dell’accesso alla semifinale: la vittoria gli ha permesso di farlo da secondi, alle spalle della Gran Bretagna, e di evitare quindi il confronto con i fortissimi scozzesi Jennifer Dods e Bruce Mouat, due dei migliori giocatori al mondo, pur ritrovandosii di fronte gli americani Cory Thiesse e Korey Dropkin.
Allo spettacolo dell’allestimento dell’Olimpico si è aggiunta la nota di colore dell’ingresso delle squadre accompagnato dalle cornamuse di una pipe band scozzese, come è tradizione nei maggiori tornei di curling. Subito 2-0 per l’Italia nella prima delle otto mani di gioco. Replicano gli Usa, per il pareggio 2-2, con l’ultimo tiro di Stefania che riesce a metà, allontana soltanto una delle due stones che avrebbe dovuto scalzare con una bocciata doppia. Ben diverso il finale del terzo gioco, quando l’ultimo tiro di Stefania raddoppia la presenza italiana nella casa, il bersaglio del curling, lo stadio esplode di entusiasmo, Amos si complimenta con la compagna di squadra. Nel quarto end gli americani hanno il vantaggio dell’hammer, l’ultimo tiro, e lo sfruttano al meglio. L’ultimo sasso di Stefania non riesce a prendere il punto, l’ultimo di Cory sì, e fanno 3, per il sorpasso 4-5 all’intervallo. Ripreso il gioco, traspare scarsa intesa fra i due ragazzi italiani, con qualche tensione di troppo. In una situazione complicata Stefania vorrebbe chiamare il time out, fermare il gioco per consultarsi con l’allenatore Soren Gran, con il direttore tecnico Marco Mariani, ma Amos tira dritto e prosegue il gioco.













