VENEZIA - Non solo Russia e Israele: anche il ruolo dell’Iran alla Biennale finisce al centro delle polemiche. Ieri mattina la partecipazione della Repubblica islamica era in dubbio, invece un paio di ore dopo è stata esclusa, ormai a ridosso della pre-apertura dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Uno schema simile a quello visto con le Paralimpiadi, ma non per la motivazione. Se infatti a Milano Cortina l’assenza dell’unico atleta iraniano era stata spiegata con l’impossibilità tecnica di raggiungere l’Italia, nella convulsa fase iniziale della guerra, nel caso di Venezia è stata rivendicata una precisa decisione politico-istituzionale: «La scelta di non presenziare intende denunciare fermamente gli attacchi rivolti ai musei, ai siti culturali e al patrimonio dell’umanità», ha dichiarato al Gazzettino Seyed Majid Emami, direttore dell’Istituto culturale della Repubblica islamica dell’Iran.

Da un paio di mesi l’Iran compariva nell’elenco delle 100 partecipazioni nazionali sul sito della Biennale Arte. C’era l’indicazione come commissario di Aydin Mahdizadeh Tehrani, direttore generale delle Arti visive del ministero della Cultura e dell’orientamento islamico, mentre non venivano precisati il curatore, gli artisti, il tema e la sede (Teheran non è proprietaria di un padiglione ai Giardini). Alla vigilia della vernice per la stampa, in mattinata Ca’ Giustinian ha diffuso questa nota: «Per quanto riguarda la Repubblica Islamica dell’Iran, che aveva richiesto di partecipare alla 61. Esposizione e rimane presente nella lista delle Partecipazioni nazionali, al momento non si hanno notizie della sua organizzazione da parte del Commissario della partecipazione, Aydin Mahdizadeh Tehrani». Successivamente però l’istituzione ha aggiornato la situazione: «È giunta comunicazione che la Repubblica Islamica dell’Iran non parteciperà». Resteranno comunque 100 i Paesi partecipanti, in quanto si sono aggiunte le Seychelles, dopo che all’annuncio del marzo era seguito l’ingaggio pure della Tanzania.