Dietro l’acquisto online di prodotti e servizi c’è un ecosistema tecnologico, di imprese e persone che contribuisce alla crescita nazionale. Il valore condiviso generato dall’e-commerce in Italia ha raggiunto i 150,1 miliardi di euro tra il 2023 e il 2024 - di cui 88,6 miliardi di valore aggiunto - riportando un incremento del 6,6% rispetto all’anno precedente (+129% dal 2016). Il dato equivale al 7% del nostro prodotto interno lordo. Una cifra che esprime tutta la capacità del comparto di produrre ricchezza, benessere e occupazione, servendo gli interessi aziendali e del sistema socioeconomico nel suo complesso.
A indicarlo è uno studio di Netcomm - il Consorzio del commercio digitale - con la società di consulenza Althesys. La ricerca illustra le componenti in cui si articola questo valore: 58,9 miliardi di ricadute dirette, derivanti dalle attività degli online seller; 50 miliardi di ricadute indirette, vale a dire l’apporto dei fornitori e dei servizi a monte e a valle; e infine 41,2 miliardi di ricadute indotte, cioè gli effetti positivi sul resto dell’economia del Paese.
Il commercio elettronico si contraddistingue per la sua capacità di generare un impatto lungo tutte le maglie del sistema produttivo: ad ogni euro di valore aggiunto generato direttamente dal comparto, ne corrispondono tre di benefici per l’intero sistema economico. Significativo anche il contributo fiscale, pari a circa 44 miliardi di euro (il 7,7% delle entrate tributarie nel 2023) a sostegno della spesa pubblica e della collettività. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il segmento impiega, direttamente e indirettamente, 1,8 milioni di persone nella Penisola, compreso l’indotto: un dato in crescita del 15% tra il 2022 e il 2023, e pari al 6,8% degli occupati in Italia. Questi numeri si convertono in un totale di 40,3 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,8% rispetto al 2022).






