Il ventunesimo scudetto dell’Inter contiene diversi ingredienti rivoluzionari. Il primo è un allenatore senza esperienza in prima squadra, se non un breve “stage” con il Parma. Viene così smontato il cliché dell’esperienza come condizione indispensabile non tanto per avere successo, quanto proprio per poter lavorare. Chivu è una rivoluzione per il calcio italiano: ci dice che la competenza non dipende dal curriculum, che l’attitudine non ha età, che l’ambizione e l’energia di cui questo Paese ha un dannato bisogno risiedono nei giovani. Ci dice che gli ultimi arrivati possono essere i primi, spazzando via anche il discorso da bar secondo cui “ha vinto con una squadra che si allenava da sola”. È vero che l’Inter di Inzaghi aveva una base solida, ma mai come quest’anno aveva bisogno di essere allenata sotto ogni punto di vista. Il secondo ingrediente è che questo tricolore lo vince una squadra data da tutti a fine ciclo. Un gruppo considerato da rifondare, incastrato in un modulo che non avrebbe più dovuto funzionare e giudicato incapace di esprimersi a questi livelli per un ulteriore anno. Invece, l’Inter ha performato con un’enorme continuità. Ha saputo vincere nei momenti di flessione e ha stravinto in quelli di brillantezza. Lo ha fatto allungando un ciclo già vincente e dimostrando che la nostra concezione di “fine ciclo” andrebbe ricalibrata: nel calcio di oggi, dove le differenze tra le squadre si sono assottigliate, è meglio conservare piuttosto che rivoluzionare.
L’Inter è in festa : il 21° vale doppio | Libero Quotidiano.it
Il ventunesimo scudetto dell’Inter contiene diversi ingredienti rivoluzionari. Il primo è un allenatore senza esperienza in prima sq...













