Caro Gabriele Gravina, caro ex presidente della Federazione giuoco calcio, le scrivo questa cartolina perché l’ho sentita l’altra sera, ospite di Lilli Gruber, fare outing sulla sua fede politica: «Sono di sinistra», ha detto. E come poteva essere altrimenti? Di fronte alla conduttrice che le chiedeva di una possibile discesa in campo, per altro, lei non si è tirato indietro: «Per ora no», ha risposto, facendo danzare quel «per ora» come solo Silvia Salis sa fare. Poi ha anche aggiunto: «Faccio già politica», accendendo le speranze di chi sta aspettando un Papa straniero capace di riunificare le forze sedicenti progressiste. Dal campo di calcio al campo largo, si sa, il passo è breve. Chissà se anche qui a decidere saranno i Bastoni.
Dopo gli scioperi del weekend propri del rito landiniano, con il contributo tiepido della Cisl e della Uil, e la messa laica del Concertone in piazza San Giovanni, ci mancava il predicozzo islamico sui lavoratori.
Sembra quasi di sentire il ticchettio delle lancette di un coro immaginario di orologi che, nei secoli, hanno racchiuso in un unicum arti e conoscenze umane: astronomia, matematica, pittura, cesellatura, oreficeria, astrologia, incisione... E materiali preziosi: oro, argento, titanio, platino… È il coro della maestria orologiaia che, in oltre 500 anni, marchia di bellezza e cultura la sua Capitale, Ginevra. L’orologio: simbolo del tempo, che l’uomo ha voluto misurare per evitare la dissolvenza, per dare ordine, per preservare la memoria.







