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Da Sommer e Acerbi giunti al capolinea, all'eredità pesante di Mkhitaryan. Come ridisegnare la corazzata nerazzurra reparto per reparto per dominare in Serie A e fare meglio in Europa
Vincere logora chi non sa rinnovarsi. L'Inter lo sa bene e, appena finito di festeggiare la conquista dello scudetto, accelererà le mosse per la stagione 2026/27. Beppe Marotta e Piero Ausilio stanno già lavorando da tempo, con un obiettivo limpido: svecchiare la rosa, salutare i calciatori giunti al capolinea, innestare nella rosa di Chivu prospetti che facciano la differenze. Solo così sarà possibile confermarsi per il titolo e fare meglio di quel che (non) si è visto nell’ultima Champions.
Yann Sommer è stato un muro silenzioso e un professionista esemplare, ma a quasi 38 anni il calo fisiologico di riflessi ed elasticità è inevitabile. Affidarsi ancora a lui come titolare inamovibile potrebbe essere rischioso. Il salto di qualità porta un nome preciso: Guglielmo Vicario. Riportare in Italia l'estremo difensore del Tottenham vorrebbe dire assicurarsi un profilo esplosivo e sufficientemente abile nella costruzione dal basso. Caratteristiche che permangono, al netto della disastrosa stagione degli Spurs. Certo, Josip Martinez scalpita, ma il suo turno potrebbe non arrivare.






