Non c’è alcuno scontro tra Sergio Mattarella e Carlo Nordio sulla grazia a Nicole Minetti. E siccome qualcuno continua a raccontarlo, soprattutto a sinistra, insistendo col copione del presidente contrapposto al ministro “complice” degli intrallazzi di Minetti e Giuseppe Cipriani, ieri sono intervenuti dal Quirinale per smentire questa ricostruzione.
Hanno spiegato che quando arriva una domanda di clemenza «accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della repubblica concede abitualmente la grazia». E in questo caso il parere dell’autorità giudiziaria è stato «ampiamente e decisamente favorevole».
Poi, siccome su alcuni organi di stampa, e in particolare sul Fatto di Marco Travaglio, «sono state prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentate alla base della domanda di grazia e del parere che l’accompagnava», Mattarella, «d’intesa con il ministero della Giustizia», ha ritenuto necessario «che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento». A questo punto, concludono dal Colle, bisogna «che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche».
Il verdetto arriverà tra qualche giorno, ma gli elementi raccolti finora smontano la tesi secondo cui la «grazia umanitaria» sarebbe stata concessa sulle basi di una documentazione falsa. Il racconto del bambino che non sarebbe stato abbandonato dalla madre biologica, ma «sottratto» a lei dalla coppia italiana grazie alla «schiacciante disparità di mezzi economici», con l’intento di farne «la chiave per ottenere la grazia di Stato» (così si legge nell’articolo del Fatto in edicola ieri) risulta smentito dalle testimonianze e dalla sentenza d’adozione del febbraio 2023.













