Era atteso insieme ai suoi Litfiba per uno show storico, ma Piero Pelù ha pensato bene di prendersi la scena del tradizionale Concertone del Primo maggio a Roma nel modo più scontato possibile: l'assalto rosso, l'attacco politico, lo sfregio.Da Chernobyl a Mussolini, fino al conflitto in Medio Oriente, il cantante fiorentino è protagonista di tre momenti controversi, assai lontani dal rock mutante e sinuoso di 17 Re, l'album capolavoro del 1986 di cui Pelù e Ghigo Renzulli stanno celebrando il quarantennale.Il primo ricordo è andato alla tragedia nucleare: "A Chernobyl 40 anni fa esplose il reattore nucleare numero 4 della centrale atomica. Per tentare di contenere le radiazioni mandarono 1057 soccorritori, almeno 47 di loro morirono successivamente di cancro alla tiroide e ancora oggi non si sa il numero esatto delle vittime".Poi l'affondo sul fascismo: "Benito Mussolini fu sanguinario, fu un dittatore che con i suoi criminali alleati provocò una guerra da 80 milioni di morti. Ma fece anche qualcosa di nuovo? Di sicuro no le leggi razziali. Nel 1945 con l'Italia devastata dal fascismo e dalla guerra il duce degli italiani mentre scappava travestito da soldato tedesco fu scoperto dai partigiani e fucilato. Benito Mussolini è un morto sul lavoro ma è un morto sanguinario e traditore".Infine, la netta presa di posizione sulla Palestina: "Nelle Americhe il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia il genocidio degli armeni, nei campi di sterminio il genocidio degli ebrei, dei rom, dei gay e degli oppositori. In Palestina il genocidio del popolo palestinese, sotto i nostri occhi in tempo reale. Contro ogni colonialismo per il rispetto del diritto internazionale teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle ong umanitarie impegnate e sulla Global Flotilla. Liberate Sayf e Thiago. Palestina Libera". Al termine dell'esibizione, Pelù ha chiuso la sua performance con un ultimo grido: "Fanculo i colonialismi. Palestina libera".