Funerali di Bossi, dai tricolori bruciati agli applausi a Meloni: gli umori del popolo di Pontida
Il funerale di Bossi a Pontida diventa il festival di vecchie canzoni anti-unitarie
domenica 22 marzo 2026 di Mario Ajello
Sorpresa, per chi pensava che si fosse attenuato: Rieccolo il nordismi hard, il secessionismo combat, l’antipatia per per “Roma Ladrona, il Nord non perdona” e “secessione, secessione, secessioneeeee”. Il funerale di Bossi a Pontida, a due passi dal Sacro Pratone culla dell’anticentralismo padanista, della retorica ancestrale dell’indipendentismo settentrionalista, del bossismo in purezza, diventa il festival di vecchie canzoni anti-unitarie. “Brusiamo, bruciamo, bruciamo il tricolor”, cantano i padanisti. Che rimproverano perfino a Salvini di essere “un padano fuori e un romano dentro”.
La canzone intonata fuori dalla chiesa da decine di bossiani arrivati da tutte le valli con le loro cornamuse celitco-lumbard e ancora affezionati all’indipendentismo (anche veneto: è occhio alle bandiere della Serenissima insieme a quelle del Sole delle Alpi e una di queste avvolgeva la bara del Senatur) fa così: “Siamo padani / abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore”.










