MILANO - Le bandiere, le rose, il pellegrinaggio dei militanti leghisti alla villetta color ocra in via Verbano, a Gemonio. «Grazie capo, ci hai lasciato un grande insegnamento, quello di avere coraggio. E un sogno», è lo striscione appeso davanti a casa Bossi. Accanto l’imperitura dichiarazione: «Saremo per sempre i tuoi giovani padani». L’Umberto, come lo chiama la sua gente, «rappresentava la Lega, quella vera». Per salutarlo arrivano in tanti, fin dalle prime ore del mattino. E domani saranno a Pontida, luogo fondante e identitario del partito. «La famiglia - annuncia il figlio Renzo - volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega, ha deciso che i funerali di Umberto Bossi si terranno a Pontida, alle 12 nell’abbazia del monastero di San Giacomo».

Ci saranno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il presidente del Senato Ignazio La Russa. Fino ad allora la salma del Senatur resterà all’ospedale di Circolo di Varese, dove è morto giovedì sera a 84 anni. Oggi la villetta in stile liberty dove il Senatur ha scelto di vivere torna a essere il cuore della Lega, come ai tempi in cui incontrava i compagni di partito e i colleghi di governo, compreso Silvio Berlusconi. E Giancarlo Fini, per un colloquio di distensione a base di pane e salame. Come ricorda Salvatore Palazzo, militante storico per dieci anni capogruppo nel Consiglio comunale del paese: «Con la sua discesa in campo Bossi ha unito l’Italia e, insieme a Berlusconi, ha unito e rafforzato il centrodestra – spiega – Quando è andato a Roma, era sempre interessato a quel che succedeva nella sua Gemonio. Ci intrattenevamo fino alle due di notte, a volte, dopo i Consigli. Voleva la Lega al Nord, del Nord». Si presenta anche il militante Daniele Zorzo, da Albizzate, che affigge al cancello la storica bandiera sulla quale Alberto da Giussano sguaina la spada accompagnata da un messaggio: «La tua Lega, il nostro orgoglio. Il tuo coraggio, la nostra forza. Le tue idee, le nostre battaglie. Grazie capo». Alle nove e mezza arriva il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che annulla la partecipazione a un convegno a Varese per rendere omaggio al fondatore del Carroccio e resta con la famiglia per oltre tre ore. Alle sei di sera entra nella villetta il ministro delle Infrastrutture e segretario della Lega Matteo Salvini, «un incontro molto emozionante caratterizzato da toccanti riflessioni umane e politiche», dice. Prima di lui l’ex capogruppo leghista alla Camera e candidato alle ultime elezioni europee per FI Marco Reguzzoni: «Ci sarà il tempo delle parole, ora è solo quello delle lacrime. Per tutti gli amici di Bossi l’appuntamento è domenica all’abbazia di Pontida. È il modo migliore per ricordare un grandissimo uomo. Chi ha voluto bene a Umberto sa che questa è una scelta simbolo». Qui, nel paese della bergamasca che conta meno di 3.500 abitanti, il 20 maggio 1990 ottocento eletti nei Comuni hanno pronunciato proprio nella piazza antistante all’abbazia il loro giuramento. Da 36 anni il raduno si è trasformato in un grande rito collettivo nel pratone accanto al quale campeggia la scritta «Padania libera», celebrazione e insieme termometro degli umori all’interno del partito. Pontida è «la mia festa», diceva Bossi nel 2004 ancora alle prese con i postumi dell’ictus. È mobilitazione e consolidamento del consenso, sarà l’addio al Senatur.