di Roberto Tortoragiovedì 30 aprile 20262' di letturaSul rosso di Madrid Jannik Sinner si prende la scena e, insieme, si inventa anche il futuro. Perché il numero uno al mondo batte il baby spagnolo Rafael Jodar Camacho, sì, ma poi si ferma e lo incorona. Non una vittoria, ma quasi un’investitura. “È fortissimo. Ho l’impressione che non sarà il nostro unico match”, dice Sinner alla vigilia. Tradotto: oggi ti batto, domani chissà. È il trionfo del talento giovane. E l’ovazione della Caja Magica lo testimonia.Poi, il campo racconta il resto. Due set (6-2; 7-6) e partita in ghiaccio, ma solo a metà. Perché il secondo parziale è da battaglia vera, con lo spagnolo che spinge, aggredisce e costringe Sinner agli straordinari. Non è un’esibizione, è una prova di resistenza.
— José Morón (@jmgmoron) April 29, 2026
E infatti lo stesso Sinner ammette: “Mi ha spinto al limite, è un giocatore incredibile”. Il punto è tutto qui: il presente contro il futuro, con il presente che però si guarda allo specchio con maturità. Jodar ha 19 anni, arriva da una scalata feroce e gioca “tennis di alta qualità”, come dice ancora Sinner. Non solo complimenti: quasi una certificazione. E allora succede una cosa curiosa. Il dominatore – quello che infila semifinali e record nei Masters 1000 – si mette a fare il talent scout. Parla di pressione, invita alla calma, protegge il rivale: “Non mettetegli troppa pressione”.










