C’è una forza invisibile che mantiene vivo uno degli ecosistemi più remoti e incontaminati del pianeta. Siamo nell’atollo di Palmyra, nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, tra le Hawaii e le Samoa americane: qui un team di ricerca internazionale, durante operazioni di sradicamento di specie vegetali invasive come le palme da cocco, ha scoperto che l’equilibrio ambientale si regge su una rete di funghi sotterranei, che vive in simbiosi con la foresta di Pisonia grandis, nativa delle isole dell’atollo. Senza questi funghi - sostengono i ricercatori su Current Biology- ogni sforzo di riforestazione e conservazione rischia di fallire.
BIODIVERSITÀ
Esiste un piano B per la conservazione delle piante alpine e del Mediterraneo?
La relazione “segreta” tra alberi e funghi
Lo studio è partito dal presupposto che oltre l’80% di tutte le piante terrestri ha funghi micorrizici, cioè che vivono in simbiosi con le radici. In questo tipo di relazione, definita mutualistica, entrambe le specie traggono vantaggi: da una parte le piante ricevono dai funghi nutrienti preziosi come azoto e fosforo, dall’altra i funghi ottengono carbonio dalla fotosintesi. Finora non si sapeva, ma Pisonia grandis non fa eccezione: attraverso analisi di campioni di terreno e radici (da 52 alberi su 27 isole dell’atollo)e del Dna, gli scienziati hanno scoperto che vive in simbiosi mutualistica con funghi del genere Tomentella. Quello tra queste piante e i funghi, però, non è solo un legame molto stretto, ma una vera dipendenza: il 100% dei campioni di radici di P.grandis presentava funghi Tomentella, a riprova di come questa relazione sia necessaria alla sopravvivenza stessa delle specie (per questo viene definita “obbligata”) in terreni poveri e sabbiosi come quelli delle isole coralline.






