Il fondale non è profondo a ottocento metri dalla costa di Campese, il tratto dell’Isola del Giglio al centro di una baia che guarda ad occidente. Sei metri appena, che però una volta raggiunti, ti proiettano in un luogo subacqueo e alieno. La luce filtra dall’alto e si riverbera su un fondale che appare brullo e impoverito. Una volta qui trionfava una prateria di Posidonia oceanica, la magica pianta acquatica custode della biodiversità del Mediterraneo e nemica dell’erosione marina. Poi negli anni passati, inquinamento, edilizia costiera, estrazione mineraria, turismo di massa e ancoraggi selvaggi delle imbarcazioni, l’hanno divorata. Ma non per sempre.

Un progetto promosso da Legambiente, AzzeroCO2, università La Sapienza di Roma e finanziato da Nespresso, sta riportando quel fondale all’antico splendore. Un piccolo grande miracolo che accade al Giglio, la stessa isola colpita la notte del 13 gennaio del 2012 dalla sciagura della Costa Concordia.