Ha detto che non voleva uccidere, Eitan Bondì, quando ha sparato con una pistola softair ai due iscritti all'Anpi lo scorso 25 Aprile nei pressi di parco Schuster, a Roma. Ma, a giudicare dall'arsenale che gli agenti della Digos e del Commissariato Colombo hanno trovato in casa del 21enne lo scorso martedì sera, se avesse voluto avrebbe potuto compiere una strage. Nascoste nella stanza della sua abitazione, che si trova nel quadrante sud della Capitale, c'erano armi e proiettili veri. Una mitraglietta, un fucile a pompa e uno da cecchino. E poi ancora quattro pistole (di cui due automatiche e due revolver), sette caricatori, mille proiettili e diversi coltelli, anche uno a serramanico.
Un arsenale che Eitan, appartenente alla Comunità ebraica romana, deteneva legalmente e che è stato sequestrato al momento del fermo. Mentre il porto d'armi per il tiro al volo è stato ritirato. Non solo. Nella sua stanza sono stati trovati anche diversi attestati di partecipazione ai corsi di Krav Maga, un sistema di combattimento per la difesa personale sviluppato originariamente per contrastare le aggressioni di cui la Comunità ebraica era vittima negli anni '30 e poi successivamente adottato dalle forze di difesa e di sicurezza israeliane.











