Un insospettabile che entrava e usciva dai suoi mondi in modo discreto, senza rumore. Fino a mercoledì notte quando durante la perquisizione a casa di Eitan Bondì gli uomini della Digos hanno trovato l'arsenale. Era nella sua cameretta, al sesto piano di una palazzina in zona Marconi: le pareti tappezzate di bandiere israeliane ma anche coltelli, fucili, munizioni, pistole e armi ad aria compressa. Il 21enne, vicino alla comunità ebraica è ora accusato di tentato omicidio e detenzione di armi. E mentre gli inquirenti accendono una luce sui fatti del 25 aprile quando al parco Shuster, durante la celebrazione della festa della Liberazione, ha sparato la raffica di colpi che ha centrato due persone dell'Anpi, i vicini di casa e i conoscenti della famiglia cercano risposte e prendono le distanze. «Ho visto Eitan crescere. Vivo in questo palazzo da dieci anni e non posso credere che dietro quel ragazzo così educato possa nascondersi un giovane capace di un tale gesto» commenta disorientata Francesca, una vicina di casa. «Ho seguito la storia fin dall'inizio. Quando è arrivata la polizia nel palazzo l'altra notte mai avrei immaginato che si trattasse di Eitan e della sua famiglia. Lo vedevo uscire per andare a lavoro, sempre gentile. Mi chiedo: come è possibile che nessuno si sia accorto che questo ragazzo stava accumulando armi in casa?» domanda Umberto, il marito.