«Avevamo già preparato la sua cameretta». Leydi e Julio vivono a Pan de Azúcar, piccola città dell’entroterra a una quarantina di chilometri dalle spiagge, i grattacieli e il jet-set di Punta del Este. Lontano dal lussuoso ranch Gin-Tonic della coppia glamour Cipriani Jr.-Minetti. Hanno due figli e sognavano di averne un terzo in adozione: è il bimbo che alla fine è stato adottato da Nicole Minetti, all’origine della procedura per ottenere la grazia, ma anche di uno scandalo internazionale. Julio, capocantiere, parlando con il giornalista uruguaiano Marcelo Umpierrez, racconta: «Quel bambino ci era entrato nel cuore. Mia moglie lo aveva conosciuto perché lavorava nella sede dell’Inau (Istituto del Bambino e dell'Adolescente dell'Uruguay) per una società esterna. Abbiamo preparato le carte per l’adozione. Ci hanno concesso di ospitare il bambino, che allora aveva un anno. Stava con noi cinque giorni alla settimana. Ha trascorso varie festività con noi, ad esempio una vigilia di Natale. Il bambino andava in una scuola materna fuori dall'istituto. Gli avevamo comprato il grembiulino con il nome». Leydi e Julio, 45 e 44 anni, si erano affezionati al piccolo. Per questo hanno iniziato, con molto impegno, ad affrontare il lungo e complicato iter dell’adozione. Dicono: «Andavamo a Montevideo e ci facevano molte, molte domande. Test, puzzle, e ancora domande... È stato un processo lungo, ma è andato molto bene, punteggio massimo. Ci dissero che eravamo idonei per adottare bambini. Ma noi andavamo lì per quel bambino, con nome e cognome, non per un altro». Sapevano che il piccolo era malato. «Mia moglie, lavorando lì dentro, mi diceva sempre: "Julio, c'è un bambino così...". Aveva la spina bifida, camminava pochissimo. Dopo aver chiesto all'Inau, mi hanno dato l'autorizzazione a seguirlo. Diverse volte mi sono occupato io di lui, gli tagliavo i capelli, gli facevo il bagno. Ancora oggi abbiamo i suoi giocattoli».