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1 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:55

Altro che Festa del lavoro. Per diverse centinaia di ricercatori e tecnologi dell’Istituto nazionale di Astrofisica (INAF), il principale ente pubblico di ricerca per lo studio dell’universo, sarà l’ennesimo Primo maggio di precariato, ancora una volta. Dimenticati dalla maggioranza di centrodestra, dopo le promesse di finanziamento tradite nell’ultima legge di Bilancio. Ignorati dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, così come della premier Giorgia Meloni, alla quale si sono rivolti con una lettera per vedere riconosciuti i loro diritti e le loro speranze di stabilizzazione. “Fratelli d’Italia si ricorda ancora di noi?”, è stato l’appello rivolto a Palazzo Chigi e alla maggioranza di governo, rimasto ancora senza alcuna risposta. Silenzi e impegni dimenticati.

Ci sono quei “cervelli in fuga” rientrati in Italia dopo anni di studi, lavoro e ricerche all’estero, chi in Antartide, altri in Cile o Giappone, molti in Europa, da Tenerife fino a Marsiglia. Tutti con la promessa di un tempo indeterminato, che per ora resta una chimera. C’è chi si occupa dello studio dei buchi neri, chi di formazione stellare entro e oltre i confini della Via Lattea, la nostra galassia. Chi collabora per grandi progetti osservativi con uno dei radiointerferometri più avanzati e richiesti al mondo, ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), situato sull’altopiano di Chajnantor, nel deserto cileno a un’altitudine di circa 5.000 metri, gestito dall’European Southern Observatory, in collaborazione con i suoi partner internazionali. “Siamo riconosciuti in tutto il mondo come eccellenze italiane, ma purtroppo il 40% dei ricercatori di INAF sono ancora precari”, spiegano dalla Rete degli stabilizzandi dell’istituto, che riunisce i precari storici delle sedici diverse sedi in tutta la penisola, da Torino e Milano, passando per Roma e Bologna, fino a Palermo e tante altre.