Èarrivata alla vigilia del Primo Maggio la notizia che i 365 lavoratori aspettavano: lo stabilimento ex Lear di Grugliasco è pronto a ripartire. Dopo oltre quattro anni di fermo, il sito passa a Mechatronix, controllata dal gruppo Zetronic con sede a Padova, con un piano da 20 milioni e sei linee produttive. Alla guida c’è Stefano Fulchir, imprenditore veneto e figlio di Carlo Fulchir, fondatore di Elektron e Finmek e oggi alla guida di iVision Group. L’accordo è stato siglato con il consenso di Fim, Fiom e Uilm e il supporto della Regione, che ha definito anche gli strumenti di tutela: previsti 24 mesi di cassa integrazione straordinaria per accompagnare la riorganizzazione.
Che cosa vi ha convinto a investire proprio su questo stabilimento?
«Conoscevamo già Lear perché era un nostro cliente. Quando abbiamo capito che si stava aprendo una fase nuova, ci siamo interessati. Il punto non era tanto la struttura, quanto le persone. Qui abbiamo trovato competenze importanti, un patrimonio che non si è disperso nonostante gli anni di fermo».
Il vostro piano punta su sei linee produttive: dall’e-mobility al fotovoltaico, fino all’aerospazio. Qual è la logica di questo mix?
«È una scelta precisa. Non vogliamo dipendere da un solo settore. I vari ambiti sono collegati: meccanica, elettronica, assemblaggi. Non sono mondi separati, ma un sistema. La diversificazione è una forma di difesa industriale. In una fase di cambiamento come questa, è fondamentale avere più sbocchi e più mercati».







