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Ultimo aggiornamento: 20:04

Il 30 aprile 1986 non è una data qualsiasi. È una divisione netta tra un prima e un dopo. Quel giorno, in un laboratorio del CNUCE – Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa, qualcuno preme un pulsante. Non è un gesto spettacolare, non ci sono applausi né dirette televisive, ma da quel momento l’Italia entra nella rete globale. È la prima connessione italiana a Internet, un esperimento tecnico che in realtà rappresenta un passaggio di epoca. A premere fisicamente quel pulsante è stato Antonio Blasco Bonito, uno di quegli uomini che fanno la storia senza finire nei libri, con il quale abbiamo ripercorso quegli istanti in una puntata di Futurare, la rubrica dedicata alla cultura dell’innovazione disponibile sul canale YouTube de ilfattoquotidiano.it.

Ogni rivoluzione ha un momento preciso in cui il mondo smette di essere quello di prima e il 30 aprile 1986 è quel punto. Da lì in poi, tutto ciò che esisteva prima comincia lentamente a invecchiare: le lettere diventano email, le enciclopedie diventano motori di ricerca, le distanze diventano irrilevanti. È come voltare pagina in un libro: quello che hai letto fino a quel momento non sparisce, ma diventa immediatamente passato. Eppure, mentre in Italia si accendeva la scintilla della rete, il mondo guardava altrove.