Prima che Internet diventasse il luogo in cui lavoriamo, compriamo, ci informiamo e litighiamo fu un segnale partito da Pisa. Era il 30 aprile 1986, ore 22:22: dal CNUCE, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico del CNR - uno dei laboratori in cui l’Italia stava costruendo la propria competenza scientifica sulle reti - partì il primo ping italiano verso la Pennsylvania, negli Stati Uniti.
Centoquarantamila chilometri per dire “ci sei?”. Quel messaggio elementare dovette viaggiare nello spazio, rimbalzare su un satellite geostazionario a 36mila chilometri di quota, scendere in Pennsylvania, risalire verso il cielo e tornare a Pisa. Tutto per verificare che la connessione funzionasse. La risposta, un laconico “Ok”, arrivò dopo quasi mezzo secondo di viaggio cosmico e fu come una fessura aperta nel muro del Novecento. Tecnicamente era un test, storicamente fu una rivoluzione.
Quel ritardo, che oggi ci sembrerebbe un’enormità, allora era la prova che qualcosa di enorme aveva cominciato a muoversi. Quello che partì dal laboratorio pisano non si vedeva, non faceva notizia, non prometteva ancora la vita connessa. Era un filo fatto di pacchetti dati, protocolli, satelliti e fiducia nella ricerca, diretto verso un nodo americano di ARPANET. Ma in quel “ci sei?” c’era già la rete dentro cui oggi continuiamo a vivere.








