Non sono molti ad avvicinare il nome di Kissinger alla metafisica». È con questa perentoria e provocatoria affermazione che si apre il saggio di Roberto Esposito che fa pendant all’altro di Massimo Cacciari nel bel volume Kaos che i due filosofi hanno appena pubblicato a doppia firma per il Mulino (pagine 134, euro 16). L’ex segretario di stato americano, agli occhi di Esposito, ha avuto il merito di comprendere la centralità dello spazio nella politica internazionale, attenendosi ad un rigoroso realismo politico. Per Kissinger la politica internazionale è regolata non da un diritto astratto ma da concreti rapporti di forza, ove ognuno degli attori, popoli o nazioni, cerca di garantirsi uno “spazio vitale” che lo tenga al sicuro dai nemici e gli consenta di poter disporre di quei beni e servizi di cui abbisogna.
«L’ordine relativo che a volte si realizza, certificato da regole e trattati che impropriamente si definiscono di “diritto internazionale”, è sempre precario, imperfetto, provvisorio. La regola è il caos, che è sempre presente e incombente e che solo attraverso sforzi si ricompone in alcune circostanze. La geopolitica realista, di cui Kissinger è stato esimio rappresentante, è perciò molto più “filosofica” della cosiddetta “filosofia politica” che, in età moderna, da Hobbes in poi, si è mossa alla ricerca di un ordine politico che neutralizzasse e risolvesse la conflittualità umana (relegandola casomai in un ipotetico “stato di natura”).







