Il Venerdì, in edicola domani primo maggio, dedica la sua copertina a un nuovo fronte delle lotte per il lavoro: la competizione tra i dipendenti in carne e ossa e quelli, immensamente più mansueti, fatti di bit. Riccardo Staglianò è partito da Marghera, dove a marzo c’è stato il primo licenziamento collettivo dovuto esplicitamente all’Intelligenza artificiale, per interrogarsi sul prossimo futuro: bot e robot tuttofare ci libereranno dalla fatica o ridurranno gli esseri umani al ruolo, precario, di “baby-sitter di algoritmi”? Nel frattempo, turni massacranti, precarietà e salari da fame sono il pane quotidiano di una nuova classe operaia. Che Stefania Parmeggiani racconta attraverso il primo caso di caporalato e sfruttamento nella moda risolto attraverso l’intervento dei brand: a Prato, nel cuore dell’industria tessile, nei magazzini tristemente noti per essere i covi del lavoro nero.
Sempre sul Venerdì in edicola domani: Gianluca Di Feo racconta i piani di Al Qaeda a quindici anni dalla morte di Bin Laden, alla Biennale di Venezia la pittrice cubana che lotta per la pace e Natalia Aspesi intervista la direttrice dell Museo della Scala Donatella Brunazzi









