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Il Padiglione russo continua a dividere: scatta il controllo. E il ministro Giuli chiama l'artista israeliano Belu-Simion Fainaru, già escluso dai premi

Non si ferma lo scontro relativo alla presenza della Russia alla prossima Biennale d'arte di Venezia. La fondazione è finita sotto la lente di ingrandimento degli ispettori del Ministero della Cultura. Un'azione che il Mic aveva paventato già a marzo, dall'inizio della querelle. Il ministro Alessandro Giuli aveva chiesto, allora, le dimissioni dal Cda di Biennale del membro eletto dal Mic: Tamara Gregoretti. Le motivazioni del Ministero: "Gregoretti non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione". Gregoretti aveva rifiutato di dimettersi e il Mic aveva richiesto "alla Fondazione di fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio". Per questo il Mic aveva richiesto copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe. Da Biennale hanno sempre sostenuto di aver fornito ogni tipo di materiale richiesto al Ministero e di aver agito nel pieno rispetto dei regolamenti. Quanto alle motivazioni della non esclusione della Russia: proprio a partire dai suoi regolamenti la Biennale, secondo il presidente Pietrangelo Buttafuoco è "un'istituzione che si può considerare l'Onu dell'arte da cui non si può escludere nessuna nazione". Ma nel frattempo la situazione si è ulteriormente complicata: l'Unione europea ha annunciato il possibile ritiro di circa 2 milioni di euro di finanziamenti, in segno di protesta per la partecipazione russa. Parallelamente, la giuria internazionale della Biennale Arte ha adottato una posizione inedita, escludendo dalla corsa al Leone d'Oro e al Leone d'Argento i Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte penale internazionale di crimini contro l'umanità, quindi Russia e Israele.