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Basti pensare a cosa accade quelle rare volte che un artista affronta un tema sociale con una sensibilità conservatrice

Vogliamo provocare? Provochiamo. Ora scordatevi che nel futuro prossimo venturo un artista dichiari di essere conservatore. Dopo l'«affaire Venezi», nessuno, per carità, si dirà vicino a posizioni di centro destra, guai! Per chi lo farà, la mission a questo punto è realmente impossible. Che poi non dovrebbe neppure esserlo, visto che trattasi di posizioni legittime, democratiche, per nulla oscure. Da altre parti mica è così. C'è critica, c'è confronto e magari scontro pure acceso. Ma non boicottaggi mediatici o estenuanti e infamanti tiritere social oppure cancellazioni professionali. Invece qui basti pensare a cosa accade quelle rare volte che un artista affronta un tema sociale con una sensibilità conservatrice, vedasi ad esempio Simone Cristicchi a Sanremo. Apriti cielo. Parte la caccia all'obiettivo. Piovono insulti. Si fraintende, si equivoca, si strumentalizza. Quindi meglio tacere perché che palle indossare il giubbotto antiproiettile solo per aver espresso il proprio pensiero. Poco prima delle elezioni politiche, Giorgia Meloni si chiese come mai ci fossero così pochi artisti che si dichiarassero di destra. Dopo quasi quattro anni di governo del centrodestra, più destra che centro, ecco, la situazione non è destinata a cambiare e ora c'è poco da dare la colpa agli «altri». L'affossamento di Beatrice Venezi è giocoforza uno spartiacque per il futuro. Che diventasse bersaglio di sindacati ed estrema sinistra era prevedibile, anzi era certo. Un po' meno che fosse abbandonata al proprio destino. E tutto questo, occhio, senza che si sia mai parlato della ragione sociale di questa nomina alla Fenice, ossia la musica.