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Dalla "resistenza" contro il voto popolare alla difesa dei santuari dell'illegalità: così si usano le tragedie del mondo come volano per la propria identità

Bisogna accettare una verità che troppo spesso si sottace: gli artisti, tutti, di qualunque tipo, vivono di consenso. È il loro pane quotidiano, è quello che li fa esistere e da cui dipende anche la loro arte, che permette loro di dire al mondo "ci sono anche io", quindi di farsi conoscere per quello che esprimono. La ricerca del consenso ha molte strade ed è umano che molti artisti, per dare una "spinta", ne cerchino a volte una facile, che fatalmente passa quasi sempre per la politica perché prende la pancia del Paese, va a toccare nervi scoperti che, 9 volte su 10, garantiscono all'artista visibilità. Se poi riescono anche a intercettare il tema di tendenza, inserendosi più o meno agilmente da quella che la massa considera la "parte giusta", a quel punto si ha l'allineamento di tutti i fattori perché l'artista si posizioni come maître à penser, acquisendo non solo visibilità e consenso, ma anche credibilità e legittimazione. Basta guardare quanto accaduto negli ultimi 3 anni, dal 2022 a oggi, per fare una fotografia di questo fenomeno, senza per forza andare troppo indietro nel tempo.