Dopo la pompa della Casa Bianca e le acrobazie diplomatiche a Capitol Hill re Carlo e la regina Camilla sono sbarcati a New York, seconda tappa della visita di quattro giorni negli Usa per i 250 anni dell'indipendenza dell'America.

Un incontro lampo a Ground Zero preceduto da una battuta con il sindaco anti-Trump Zorhan Mamdani ha inaugurato la visita: "A Carlo chiederei di restituire il Koh-i-Noor", ha detto ai giornalisti il sempre affabile Zohran regalando una frecciatina all'indirizzo del sovrano a cui oggi ha dovuto, forse suo malgrado, stringere la mano in nome delle vittime delle stragi dell'11 settembre, 67 delle quali erano cittadini del Regno Unito.

Per i reali era la prima visita a New York in 19 anni.

Accompagnati dall'ex sindaco Michael Bloomberg nei panni di presidente del museo delle stragi, Carlo e Camilla hanno deposto una corona di fiori bianchi (peonie, gigli e giunchiglie candide) sulla balaustra del memoriale delle stragi, per poi scambiare battute veloci con parenti e soccorritori e con le autorità tra cui Mamdani. Non è chiaro se quello sul Koh-i-Noor, confidato ai giornalisti di City Hall, sia stato uno scherzo o se il sindaco abbia realmente menzionato la questione del diamante che fu sottratto a metà Ottocento a un giovane principe indiano per essere regalato alla Regina Vittoria ed ora esposto tra i gioielli della Corona nella Torre di Londra. Certo è che la storia familiare di Zohran - è nato in Uganda da antenati parte della diaspora indiana in Africa - è profondamente intrecciata con il passato coloniale britannico: sotto l'Impero molti indiani come i suoi avi furono portati in Africa orientale come lavoratori, commercianti e amministratori occupando una posizione intermedia tra europei e popolazioni africane locali.