Milano, 29 apr. (askanews) – “Alle istituzioni chiediamo di non lasciarci soli in questo percorso, non chiediamo assistenza, chiediamo strumenti, meno burocrazia, incentivi reali per le aggregazioni d’impresa e una difesa ferma del made in Italy in Europa e nel mondo”. A parlare è Flavio Ferretti, presidente di Ibc, l’associazione delle Industrie beni di consumo che riunisce oltre 34mila aziende del largo consumo. In occasione dell’assemblea pubblica, tenutasi a Milano, Ferretti è partito ricordando “il triennio estremamente complesso e sfidante” partito nel 2023 al quale le aziende hanno risposto “con grande resilienza e spirito di adattamento”.

In Italia l’industria dei beni di largo consumo “muove più di 220 miliardi di euro, circa il 12% della produzione totale di beni di consumo in Europa, per un giro di affari di circa 500 miliardi di euro di cui 237 riconducibili al settore grocery – ha spiegato Ferretti – Parliamo di aziende della filiera che investono in ricerca e sviluppo circa 17,3 miliardi di euro e che occupano circa 1 milione e 100 mila occupati, pari al 29% del numero complessivo di occupati nell’industria manifatturiera”.

In questo momento su questo tessuto imprenditoriale, fatto di grandi ma anche di piccole e medie imprese, a pesare “è soprattutto l’impennata dei costi esogeni, che colpisce trasversalmente energia e materie prime. I rincari investono comparti strategici: dai fertilizzanti per l’agroalimentare e il chimico, fino alla filiera dei metalli, penalizzata dal costo dell’alluminio. L’instabilità minaccia, inoltre, le catene di fornitura dell’elettronica e della farmaceutica, con ripercussioni a cascata su numerose filiere produttive”.