L’Italia ha già un piede nel futuro. È terza al mondo nel supercalcolo, per potenza computazionale ma, se questa è la buona notizia, quella un po’ meno buona è che deve intraprendere la strada dell’autonomia strategica. Detto in altri termini: è opportuno che sviluppi tecnologie per non essere schiava. Manca infatti la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi.
È la fotografia venuta fuori dal convegno organizzato dalla Sioi su: “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”. L’incontro si è svolto a Roma mercoledì 29 aprile, nella sede della Società italiana per l’organizzazione internazionale.
Un futuro già presente
Al centro del dibattito un futuro che sembra fantascienza, ma è già attualità. Computer quantistici a Bologna che eseguono in cento secondi ciò che un supercomputer tradizionale calcolerebbe in un milione di anni. Robot autonomi, interfacce cervello-computer, fusione nucleare a portata di mano. E un’intelligenza artificiale che, nel giro di un decennio, sarà capace di pensare come un essere umano, solo «infinitamente più potente». Insomma, gli spunti non mancano.
All’incontro sono intervenuti Alessandro Pansa, presidente di Sparkle, Francesco Ubertini, presidente del Cineca, Marco Emanuele, senior researcher SIOI, Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, e Diego Brasioli, vice direttore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del MAECI (ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale). È stata l’occasione per disegnare la rotta dell’Italia. Con un messaggio comune: il nostro Paese è in corsa, ha le carte per competere. E la partita è ancora tutta da giocare.






