Ottima forza muscolare. Ma scarsa capacità di usarla. L’Italia dell’intelligenza artificiale è un Paese che vive di contraddizioni. Ci sono eccellenze e ritardi. Innovatori nella ricerca e fughe di saperi e competenze. Strutture all’avanguardia e infrastrutture scalcinate. Un Paese che non ha capito ancora che direzione prendere. È dotato di due tra i più potenti supercomputer al mondo. Ma ha una scarsa adozione di quella potenza di calcolo da parte delle imprese.

L'ALBUM DI ITALIAN TECH

L'IA ti farà perdere il lavoro? Un'inchiesta per capire come stanno davvero le cose

Sembra che molte aziende si chiedano ancora come usare l’IA. A cosa serve davvero. Molte, non tutte. E forse nemmeno la maggior parte.

La fotografia più recente e dettagliata è quella scattata a marzo da un report della Fondazione Leonardo. L’ha curato Luciano Floridi, filosofo dell’informazione e docente a Yale, insieme a Micaela Lovecchio (Education e Formazione nelle Scuole della Fondazione Leonardo ETS). Ha calcolato un valore di mercato dell’IA in Italia pari a 1,2 miliardi. Fissato un obiettivo auspicabile di arrivare a 5 miliardi entro il 2030. Ma soprattutto spiegato un paradosso dimensionale. Le grandi imprese, quelle con più di 250 dipendenti, hanno una penetrazione dell’IA pari al 53%. Ma il dato crolla al 15% se si guarda anche alle PMI. Collocando in media l’Italia al 18° posto nell’Europa a 27, dove il tasso di adozione in media è due punti più in alto. Un dato non secondario. Perché l’Italia è fatta soprattutto di piccole e medie imprese. Ma, si è detto, in Italia c’è tantissima potenza di calcolo. Materia prima per sviluppare IA e applicativi per l’industria. Nella penisola ci sono due dei calcolatori più potenti al mondo. Due tra i primi cinque in Europa. HPC6 di Eni a Pavia (2° in Europa, 6° al mondo) e Leonardo del Cineca a Bologna (5° in Europa, 10° al mondo). Non si tratta di semplici computer potenti. Ma di motori a reazione. Accesi e rombanti. Potrebbero essere (e in parte già sono) la struttura muscolare dell’economia italiana. Se un computer in azienda è una bicicletta, HPC6 e Leonardo in confronto sono un accelerato re di particelle. Macchine enormi capaci di fare in pochi secondi calcoli che richiederebbero anni. Trasformano l’incertezza in precisione matematica. Riducono tempi e costi. E lo fanno per qualsiasi settore. In parte già avviene. Lo racconta il report.