Il sistema bancario, le famiglie e anche le imprese italiane hanno le risorse, il patrimonio e poco debito, per resistere agli elementi negativi liberati dalla guerra in Medio Oriente. E tuttavia il perdurare del conflitto, con il corollario di rialzo dell'inflazione e dei costi di trasporto ed energia, il calo della fiducia delle aziende e degli investimenti metterebbero l'economia italiana alla prova.
Il rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d'Italia non lancia allarmi generalizzati sulla tenuta del sistema paese ma non si esime dal sottolineare i rischi in caso di una guerra lunga.
Le debolezze e i rischi principali alla stabilità dell'economia nazionale (la crescita risponde anche ad altri fattori) vengono quindi da elementi esterni come appunto il blocco dello stretto di Hormuz e l'aumento della fattura energetica.
Fino a febbraio, nota la banca nel suo rapporto, "la condizione macrofinanziaria del Paese e i rischi connessi con l'andamento ciclico erano stabili. Dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, lo spread; "i corsi azionari sono considerevolmente diminuiti e, pur avendo da allora recuperato le perdite accumulate, restano esposti a significative oscillazioni".










