GSK archivia un primo trimestre sopra le attese sul fronte degli utili, ma non convince pienamente il mercato, che continua a interrogarsi sulla qualità della crescita e sulla solidità del portafoglio prodotti. A pesare è in particolare l’andamento del business dei farmaci respiratori più maturi, che ha mostrato segnali di debolezza, lasciando ai segmenti HIV e oncologia il compito di sostenere i risultati complessivi.

Il titolo ha reagito negativamente a Londra, arrivando a perdere oltre il 6%, registrando la flessione più marcata degli ultimi nove mesi. Il movimento ha ridotto il guadagno da inizio anno a circa il 3%, nonostante un quadro di utili superiore alle aspettative. Gli investitori hanno infatti concentrato l’attenzione sulla divisione dei cosiddetti “general medicines”, le cui vendite hanno evidenziato un calo del 9%, anche alla luce di cambiamenti nelle prescrizioni negli Stati Uniti, in particolare nell’ambito dei programmi assicurativi pubblici destinati alla popolazione più anziana.

La debolezza del gruppo

Il risultato evidenzia una dinamica di fondo che il mercato continua a monitorare: la difficoltà del gruppo nel bilanciare il contributo delle linee più consolidate con quello dei nuovi farmaci a maggiore crescita. In questo contesto, il confronto con AstraZeneca — che ha recentemente riportato risultati superiori alle attese trainati dall’oncologia — mette in luce il percorso ancora in evoluzione di GSK, rientrata solo negli ultimi anni in modo significativo nel segmento dei tumori dopo una lunga fase di disimpegno.