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Ultimo aggiornamento: 16:07
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Ad un certo punto, sembrava di assistere a un’icona del cinema sportivo, come le sfide sul ring tra Rocky Balboa e Apollo Creed: i gol come pugni, i dribbling come jab, le difese scoperte come le guardie abbassate, i tiri a giro come uppercut, uno al tappeto e poi l’altro. Nove gol in 67 minuti, media uno ogni 7’ e 44 secondi. Una tempesta durata 70’, poi il ritorno alla normalità, quando la fatica ha iniziato a prendere il sopravvento. Psg–Bayern è consegnata alla storia come la semifinale di Champions più spettacolare degli ultimi 66 anni: bisogna risalire a Eintracht-Rangers 6-3 del 1960 per ritrovare un numero così elevato di reti. Altre cifre spiegano l’entusiasmo che si è scatenato intorno al match del Parco dei Principi: i 45 dribbling cercati dalle due squadre, i 72 tocchi in area, i 24 tiri in totale, il numero esiguo di falli (16, tre dei quali solo a carico del Bayern). Una gara che ha incollato di fronte al televisore centinaia di milioni di persone, in Europa e nel mondo, estasiate dal tiro a giro di Kvaratskhelia nell’azione dell’1-1, dalla capocciata imperiale di Neves per il 2-1 dei francesi, dall’assalto centrale di Olise per il 2-2 del Bayern, dalla velocità del 4-2 ancora di Kvara, dal colpo di biliardo di Dembélé nel 5-2, dall’assist di Kane e dal controllo di tacco di Diaz, con il supplemento di un doppio dribbling per mandare Marquinhos gambe all’aria e affondare Safonov, per portare il match sul 5-4 che rimanda tutto alla gara del 6 maggio.















