Palazzo Chigi prova a spiegare come sono andate le cose, mentre il film della grazia a Nicole Minetti resta pieno di ombre. Due atti, spiegano fonti governative: prima i documenti, poi la comunicazione. E infatti Giorgia Meloni scende in campo in prima persona, nel corso di una conferenza stampa, per blindare la linea: il Guardasigilli Carlo Nordio “non ha responsabilità” e il governo “è estraneo”. Tutto, insomma, poggia sul lavoro poco approfondito delle toghe e sulle valutazioni della Procura generale di Milano, con conseguente firma del Quirinale.
Dietro la ricostruzione ufficiale – si legge sul Corriere della Sera - si muove un sospetto che a Palazzo Chigi aleggia pesante: e se il lavoro delle toghe non fosse stato così inattaccabile? Se quei pareri tecnici poggiassero su elementi da verificare meglio? L’iter, per sommi capi, è stato questo: le indagini che hanno portato all’istanza di grazia sono state svolte e certificate dalla Procura generale di Milano e l’atto di clemenza è stato firmato dal capo dello Stato, con il parere favorevole (di prassi) del ministro della Giustizia. I documenti portati da Nordio sul tavolo di Alfredo Mantovano sono chiari. Il primo, firmato dal sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, sottolinea “la risalenza nel tempo dei reati e lo stile di vita successivo” di Minetti, arrivando a certificare “una radicale presa di distanza dal passato deviante”.












