Spaventavano per gioco, brutalizzavano per noia, poi tutto finiva sui social, a caccia di like. Per mesi una banda di ragazzi della provincia di Gioia Tauro ha seminato il terrore nel piccolo paese di Melicucco, centro di meno di cinquemila abitanti alle pendici dell’Aspromonte. In tre sono finiti ai domiciliari, due avranno l’obbligo di firma, tutti quanti sono accusati a vario titolo dalla procura di Palmi, all’esito delle indagini dei carabinieri,di associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi, tra cui bottiglie incendiarie, e uccisione di animali. Ma la lista degli indagati è più lunga e fra loro ci sarebbero anche minori.
A tradirli sono stati i social, dove regolarmente pubblicavano immagini e video delle loro imprese. Brutali. Gli obiettivi erano sempre gli stessi: anziani, disabili, fragili, marginali, soli. A un uomo hanno acceso un petardo tra le labbra, facendogli credere che fosse una sigaretta. Un altro è stato terrorizzato con una finta irruzione delle forze dell’ordine in casa. Travestiti da carabinieri dei Nas, la banda è entrata nell’appartamento, lo ha immobilizzato, ammanettato al letto, gli ha puntato alla testa una pistola, urlandogli contro che lo avrebbero arrestato. Un anziano è stato spogliato in strada e filmato, un altro ancora scioccato lanciando davanti a lui un topo vivo nel camino acceso.








