La notte di Halloween, a Moncalieri, un ragazzo di 15 anni con un lieve disagio cognitivo è stato sequestrato, picchiato e torturato da tre coetanei (due ragazzi di 14 e 15 anni e una ragazza di 16). Durante l’aggressione la banda lo ha rinchiuso in un appartamento e lo ha torturato e minacciato fino a costringerlo a buttarsi nella Dora Riparia. Si tratta di una banda già nota alle forze dell’ordine per una serie di aggressioni, rapine e atti vandalici. Sulla questione abbiamo intervistato un’esperta per cercare di capire cosa si muove nella mente di giovani che si comportano in questo modo.

«In questi ragazzi c’è una leggerezza nel compiere atti violenti che stupisce. Come adulti dovremmo interrogarci e fare da filtro». La ricercatrice e docente dell’Università di Torino Tatiana Begotti, specializzata in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, analizza ciò che è accaduto la sera di Halloween al ragazzo quindicenne di Moncalieri.

Negli ultimi tempi sembra emergere una diffusione della violenza tra le fasce più giovani. È così?

«Non so dire se sia un fenomeno, ma di certo c’è un’esacerbazione della violenza. Viene considerata come qualcosa di accettabile, di funzionale. A volte addirittura valorizzata».