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Il presidente Chelli dopo aver lasciato il deficit/Pil al 3,1% per pochi milioni: "Abbiamo seguito le regole"
Francesco Maria Chelli ha scelto la linea della difesa totale. Ieri in audizione sul Documento di finanza pubblica, il presidente dell'Istat ha ribadito che il processo di validazione dei conti "segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei" e che l'Istituto opera "pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente". Una formula che formalmente richiama la neutralità tecnica, ma che nella sostanza finisce per coprire una scelta estremamente rigida: quella che ha impedito all'Italia di raggiungere la soglia simbolica del 3% nel rapporto deficit/Pil, lasciando colpevolmente il Paese sotto procedura per disavanzo eccessivo.
Dietro il paravento dell'autonomia, infatti, resta il dato concreto. L'Istat ha consolidato una contabilizzazione particolarmente severa delle partite residue del Superbonus, blindando una spesa da 8,4 miliardi e fissando il deficit 2025 al 3,1%, nonostante il miglioramento strutturale dei conti e il rafforzamento dell'avanzo primario ottenuti dal Tesoro guidato da Giancarlo Giorgetti. Lo stesso Chelli ha ammesso che le revisioni hanno migliorato l'indebitamento netto di 905 milioni, ma senza modificare l'incidenza finale. Il punto politico è evidente: mentre il governo ha corretto gli squilibri ereditati dalla stagione del Superbonus, l'Istat ha scelto la linea più rigida possibile proprio nel passaggio decisivo, trasformando un decimale in una zavorra europea.






