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Dalla revisione del Pil ai dati su povertà e salari, il ruolo dell’istituto e del presidente Chelli è sotto i riflettori. Tra decimali che valgono miliardi e narrazioni che pesano sui conti, il lavoro del ministro Giorgetti si complica proprio alla vigilia della partita decisiva con Bruxelles
C’è una linea sottile, ma decisiva, che separa il ruolo del tecnico da quello del commentatore. E nel caso di Francesco Maria Chelli, quella linea sembra farsi ogni giorno più sfumata. Nessuno mette in discussione la competenza del presidente dell’Istat, ma è difficile non notare come, negli ultimi mesi, la produzione statistica si accompagni a una narrazione che finisce sistematicamente per complicare il lavoro del governo e, in particolare, del ministro Giancarlo Giorgetti.
Non è una questione di numeri in sé, ma di come vengono presentati, enfatizzati, inseriti nel dibattito pubblico. Sempre con il timbro dell’autorevolezza tecnica, certo. Ma anche con effetti politici tutt’altro che neutri. Alla vigilia della notifica a Eurostat sui dati relativi al deficit/Pil che potrebbero determinare l’uscita del Paese dalla procedura di infrazione, occorre riflettere su una serie di eventi che mettono in questione il concetto stesso di neutralità.







