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In audizione sul Dfp il presidente Chelli giustifica con le prerogative dell’istituto la contabilizzazione del Superbonus che ha inchiodato l’Italia alla procedura d’infrazione Ue. Un rigore tecnico che sa di politica: gli statistici vedono nero per l’economia e i salari

Francesco Maria Chelli ha scelto la linea della difesa totale. In audizione sul Documento di finanza pubblica, il presidente dell’Istat ha ribadito che il processo di validazione dei conti “segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei” e che l’Istituto agisce “pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente”. Una posizione che formalmente richiama la neutralità tecnica, ma che nella sostanza finisce per coprire una scelta estremamente rigida, quella che ha impedito all’Italia di raggiungere la soglia simbolica del 3% nel rapporto deficit/Pil.

Dietro il paravento dell’indipendenza, infatti, resta il dato concreto: l’Istat ha consolidato una contabilizzazione particolarmente severa delle partite residue del Superbonus, contribuendo a fissare il deficit 2025 al 3,1% e lasciando il Paese sotto procedura per disavanzo eccessivo nonostante il miglioramento strutturale dei conti.