Il capitale torna a muoversi, ma in modo selettivo. È il quadro che emerge dall’EY Parthenon Bulletin, che segnala un inizio d’anno in cui aziende e fondi hanno ripreso a pianificare e realizzare operazioni dopo un 2025 più attendista, in un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche, volatilità energetica e incertezze sui mercati.

L’allocazione delle risorse è più mirata: contano qualità degli asset, visibilità dei flussi di cassa e coerenza strategica. In questo scenario, Energy & Infrastructure si conferma uno dei principali poli di attrazione.

A livello globale, i fondi infrastrutturali non quotati hanno raccolto nel 2025 circa 250 miliardi di euro, record storico, in crescita del 120% rispetto al 2024 e oltre i picchi del 2021-2022. A sostenere la raccolta sono transizione energetica e digitale, sicurezza degli approvvigionamenti e necessità di rinnovare infrastrutture critiche.

Le infrastrutture sono l’unica asset class dei mercati privati ad aver già superato i livelli record di raccolta toccati negli anni precedenti. Al contrario, private equity, venture capital, real estate e debito privato non hanno ancora recuperato i picchi del 2021-2022. Questo significa che gli investitori stanno privilegiando le infrastrutture, considerate più stabili e con ritorni più prevedibili. Inoltre, resta elevata la quantità di capitale già raccolto ma non ancora investito (il cosiddetto dry powder), che è pronto a essere impiegato anche sul mercato italiano.