L’Italia accelera sulla transizione energetica, ma resta ancorata alla dipendenza dall’estero. È la doppia faccia che emerge dal nuovo rapporto “Il settore Power, Utilities & Renewables in Italia nel 2025” di Deloitte, secondo cui nel 2024 gli investimenti nella rete di distribuzione hanno superato i 4,8 miliardi di euro, con l’86% destinato alla transizione energetica. Un dato record che conferma il ruolo delle reti come infrastruttura chiave per la decarbonizzazione.

Lo studio - realizzato con il contributo diretto di otto tra i principali operatori del settore come Enel Italia, Eni Plenitude, Edison, Erg, Hera, Iren, Dolomiti Energia ed E.On - fotografa un Paese in trasformazione, dove le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 49% della produzione elettrica nazionale, in crescita del 14% rispetto al 2023, mentre le fonti fossili sono scese al 51%. Tuttavia, la sicurezza energetica rimane fragile: tra il 2020 e il 2024 le importazioni nette di elettricità sono aumentate del 4,7% annuo, coprendo il 16,3% del fabbisogno, pari a 51 TWh. “L’Italia ha fatto progressi concreti nella decarbonizzazione – osserva Claudio Golino, partner e energy, resources & industrials leader di Deloitte – ma la dipendenza dall’estero evidenzia la necessità di accelerare su infrastrutture e sistemi di accumulo”. Un’urgenza amplificata dal fatto che il 42% dell’energia importata arriva dalla Francia, dove domina il nucleare, riaccendendo il dibattito su un possibile ritorno dell’atomo in Italia.