Al di là della novità del decreto sul lavoro, ieri Meloni in conferenza stampa è stata chiara su un aspetto che restava molto controverso. Ossia, le spese per la difesa. In pratica ha confermato che restano una «priorità assoluta» ma che «l’attuale contesto» dà la precedenza ad altro. In poche parole, quegli impegni presi anche con Trump sull’aumento degli stanziamenti finanziari (circa 12 miliardi) vengono messi in discussione per causa di forza maggiore. O meglio per causa dello stesso Trump che, scatenando la guerra in Iran con il conseguente blocco di Hormuz, ha messo l’economia globale in affanno. E, in particolare quella italiana, molto dipendente dall’estero dal punto di vista energetico.

«Devo dare priorità a quello che accade a livello economico perché se non ho più una nazione non c’è nemmeno bisogno di difenderla», ha risposto ai giornalisti. Un esempio efficace che esprime molto bene la gravità della congiuntura, innanzitutto per l’assenza di prospettive sui negoziati e quindi di previsioni sulla fine del conflitto. Come si sa, si rischia la recessione nel caso di scenario avverso e, per un Paese come l’Italia con uno dei debiti pubblici più alti, si accende più di una spia rossa. Un allarme che prevale sulle conseguenze nei rapporti con Trump. «Non credo di dovermi giustificare per quello che faccio a difesa dell’interesse nazionale italiano», ha ribattuto la premier tenendo il punto su un distacco che a livello interno sicuramente le giova. E tanto più le giova se cambia ordine dell’agenda, meno armi e più lavoro.