Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Un esercito venuto da tutto il mondo pose fine al nazifascismo in Italia

Ogni 25 aprile l'Italia celebra la Resistenza, i partigiani, l'insurrezione del Nord. È giusto così. Ma in questo rito annuale qualcosa resta sistematicamente in ombra, ridotto a fondale scenografico di una storia che preferiamo raccontare come storia nostra. Quel qualcosa è l'esercito che risalì la penisola metro per metro, dal luglio del 1943 al maggio del 1945, pagando ogni chilometro con il sangue. Solo nell'aprile del 1945 l'offensiva finale sfondò: Bologna cadde il 22, il 25 aprile scattò l'insurrezione nel Nord, il 29 a Caserta fu firmata la resa tedesca.

Chi erano, quanti erano, quanti ne morirono: sono domande che raramente trovano risposta nelle celebrazioni ufficiali. Eppure i numeri esistono, per quanto in qualche caso siano stime, e in qualche altro oscillanti a seconda di chi scrive la storia. La campagna d'Italia fu probabilmente il teatro bellico della Seconda guerra mondiale con la composizione nazionale più eterogenea. Sotto il comando prima di Eisenhower e poi del generale Harold Alexander combatterono americani, britannici, canadesi, australiani, neozelandesi, sudafricani. Dall'Impero britannico arrivarono divisioni indiane e reparti Gurkha nepalesi, che lasciarono tracce di sangue sugli Appennini toscani. La Francia mandò il suo Corpo di spedizione, composto per larga parte da marocchini, algerini, tunisini e senegalesi: furono loro, con le loro tattiche di montagna, a sfondare la Linea Gustav nel maggio del 1944, là dove quattro battaglie precedenti avevano fallito. Non erano tutti stinchi di santo: sono rimaste tristemente proverbiali le marocchinate, ovvero gli abusi sugli sconfitti ma anche sui civili del contingente marocchino. C'erano poi i polacchi del II Corpo del generale Anders, reduci dalla prigionia sovietica e da una odissea attraverso il Medio oriente: fu la loro bandiera a sventolare sul monastero di Montecassino il 18 maggio 1944, dopo migliaia di morti. C'erano i brasiliani, arrivati nella seconda metà del 1944: attaccarono le retrovie naziste nella zona di Sabbioneta. C'erano i greci. E c'erano gli italiani: il Corpo italiano di liberazione e i Gruppi di combattimento, circa cinquantamila uomini inseriti in un esercito cobelligerante che nel complesso raggiunse i duecentomila effettivi.