C’è il campo da gioco dove si riversano migliaia di occhi, luci, aspettative. E c’è lo spogliatoio, quel backstage che sfugge ai più ma dove si definiscono le strategie. Tra questi due spazi persone al lavoro con diverse competenze e responsabilità. Una filiera da presidiare, anche a livello reputazionale. Perché in fondo dietro ogni campione c’è un ecosistema di professionisti che non si vede. È il senso della nuova campagna “Champions behind the champions”, lanciata sul mercato sudafricano da Carling Beer, marchio di birra tra i più venduti al mondo di proprietà del colosso Molson Coors Beverage, tra i principali player con un fatturato annuo di 11 miliardi di dollari per 18.000 dipendenti. Lo spot ribalta la prospettiva perché non racconta i campioni, ma chi rende possibile la loro vittoria, mostrando ciò che sta dietro la performance. Così si gioca una partita più ampia. La campagna intercetta il valore sistemico e il peso della reputazione, che non si costruisce più solo sul prodotto o sulla visibilità ma sulla capacità di attivare e tenere assieme una rete di stakeholder.
Ansia da stakeholder
Insomma, si vince o si perde lungo tutta la filiera che in questa fase storica è sotto pressione. Il pessimismo finanziario – ossia quanto i consumatori sono preoccupati per il proprio potere d’acquisto sempre più basso – nel primo trimestre dell’anno in Italia è salito del 10%, passando dal 20% al 30%. La fotografia monitora le prime 40 aziende quotate sul FTSE Mib della Borsa Italiana. Così la reputazione diventa asset sempre più volatile: solo 3 Paesi al mondo su 4 mostrano un saldo positivo sulla fiducia economica, mentre l’Italia si colloca al decimo posto, segno di un clima diffuso di incertezza tra stakeholder. È quanto riporta lo Stakeholder Intelligence Report di Group Caliber, presentato in anteprima sul Il Sole 24 Ore.







